L'iniziativa

Shoah, a Gorizia arrivano le "pietre d'inciampo"

Quattordici blocchi saranno posizionati il 20 gennaio per ricordare alcuni tra i deportati della comunità ebraica del capoluogo isontino

Drascek, Romoli e Pettarin con le pietre d'inciampo

Drascek, Romoli e Pettarin con le pietre d'inciampo

GORIZIA - Per la prima volta in Friuli Venezia Giulia l’artista tedesco Günter Demnig posizionerà a Gorizia, il 20 gennaio, in occasione della Giorno della Memoria, quattordici Stolpersteine (pietre d’inciampo) in cinque luoghi: Largo Pacassi, via Ascoli, via Mameli, via Garibaldi e via Mazzini per ricordare i deportati della Comunità ebraica di Gorizia.

Il progetto, finanziato dal Comune di Gorizia e curato da Lorenzo Drascek dell'associazione "Amici di Israele",  è posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed ha il Patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.L'iniziativa è stata presentata  questa mattina in municipio, alla presenza di Drascek e del sindaco, Ettore Romoli e dell'assessore Guido Pettarin.

Com'è stato ricordato nel corso della conferenza stampa, l’idea di Demnig risale al 1993 quando l’artista è invitato a Colonia per un’installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti. All’obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decide di dedicare tutto il suo lavoro successivo alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni nazifasciste: ebrei, politici, rom, omosessuali. Le prime Stolpersteine risalgono al 1995, a Colonia; da allora ne sono stati installate più di 50.000 in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi e Italia.

L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante «pietre d’inciampo», sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard (cm. 10x10). Li distingue solo la superficie superiore, a livello stradale, poiché di ottone lucente. Su di essa sono incisi: nome e cognome del deportato, anno di nascita, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.

Tutto su: