20 maggio 2018
Aggiornato 23:00
Le reazioni

Attentati a Parigi, nei Comuni isontini bandiere a mezz'asta

Romoli: «Sincero dolore per innocenti, vittime di strategia del terrore». La Lega: «Tragedia annunciata, chiudiamo le frontiere». Il Pd: «Risposta netta, ma distinguere musulmani da attentatori»

Panico e dolore nelle zone interessate dagli attentati di Parigi (© )

GORIZIA - «Come sindaco, a nome di tutta la città di Gorizia, esprimo sincero dolore per la morte di tanti cittadini innocenti, vittime di una strategia del terrore che punta a intimidire e indebolire la nostra civiltà». A dirlo, con una nota, è il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, che ha annunciato come in castello e in Comune le bandiere saranno a mezz'asta in segno di lutto per gli attentati di Parigi, in cui hanno perso la vita 128 persone. Una scelta, questa, adottata un po' da tutti i sindaci isontini e dal presidente della Provincia, Enrico Gherghetta. «E' un momento in cui siamo pervasi da un forte senso di inquietudine e di impotenza ma, anche se con fatica, dobbiamo alzare la testa e reagire con fermezza ma senza isterismi e, soprattutto, senza lasciarci vincere dalla paura. Non esiste alcun elemento che avvicini il nostro territorio agli eventi di Parigi anche se non esiste neppure alcun elemento che garantisca il contrario e, quindi, la vigilanza deve essere massima», conclude il primo cittadino.

Lega Nord: «Tragedia annunciata»
L'eco degli attentati di Parigi ha toccato anche il presidio contro l'immigrazione organizzato dal Carroccio in corso Verdi: «Quel che è successo a Parigi era largamente prevedibile, la Lega lo va dicendo da anni», ha detto il segretario provinciale della Lega, Walter Sepuca. Poi un attacco diretto a Renzi e Serracchiani, «che devono essere cacciati se non sono capaci di fronteggiare l’invasione». Meno accesa nei toni la consigliera regionale della Lega, Barbara Zilli: «La drastica decisione della Francia di chiudere le frontiere suggerisce un’analoga iniziativa a livello italiano, perchè la democrazia ha un prezzo - ha detto Zilli -. Oggi è il giorno del rispetto e del silenzio, ma serve una presa di coscienza rispetto al fenomeno dell’immigrazione, non si può negare che abbiamo paura: veniamo tacciati di razzismo, ma siamo semplicemente realisti».

Il Pd: «Reazione sia netta»
«Diciamo con forza no al terrorismo, sì alla democrazia e alla libertà», spiega il segretario provinciale del Partito Democratico, Marco Rossi, che ha invitato tutti i sindaci a mettere la bandiera a mezz'asta in segno di lutto per essere vicini alle vittime del terrorismo. «Ma serve anche unire tutti noi in quei valori di diritto, laicità, libertà e democrazia che sono il più alto valore della cultura europea: non possiamo accettare di vivere nella paura né di scendere al livello dei terroristi mettendo in discussione i nostri principi. La reazione dev'essere netta sul piano della sicurezza pubblica, ma serve soprattutto che finalmente l'Europa lavori in maniera unitaria con una politica che rimuova le cause del sottosviluppo, dell'assenza di democrazia e libertà che in molti paesi del mondo, purtroppo, fanno cadere generazioni di giovani nella trappola del terrorismo».
«I fatti di Parigi creano prima di tutto emozione, e la prima risposta non può che essere la vicinanza e la solidarietà alle vittime e alle persone che sono a loro care, e all’intero, amico, popolo francese - indica invece il presidente del Pd isontino, Riccardo Cattarini - .La risposta politica deve però essere durissima, rifuggendo da generalizzazioni e speculazioni, immediatamente sorte da parte dei soliti sciacalli della politica che se ne escono con frasi del tipo 'musulmani bastardi' o addirittura 'crivelliamoli di proiettili'. Dobbiamo invece essere attenti e responsabili. Anzitutto distinguendo gli assassini dai musulmani, non facendoci trascinare in una spirale di violenza che metterebbe a rischio tutti, e sapendo che la maggior parte dei musulmani, come si è visto con le prime manifestazioni spontanee anche nella nostra regione, sono con noi nella lotta ai terroristi. La cultura dell’integrazione quindi è il primo, forse il migliore, strumento di lotta alla barbarie»