19 novembre 2017
Aggiornato 00:00
Massacro sul lungomare francese

Nizza, donna originaria di San Pier tra i dispersi. Friulani scampati alla strage

Il bilancio della strage, rivendicata dai terroristi del'Is, drammatico: 84 morti e 200 feriti, di cui 50 in gravissime condizione. 20 gli italiani di cui non si hanno ancora notizie

GORIZIA – Il bilancio della strage di Nizza è fermo a 84 morti e 200 feriti, di cui 50 in gravissime condizione. Tra loro tanti bambini e persone di diverse nazionalità. 16 i corpi sulla Promenade des Anglais che non sono stati identificati. Infine, sono 20 gli italiani di cui non si hanno ancora notizie. Dopo il devastante atto terroristico, compiuto da Mohamed Lahouaiej Bouhlel e rivendicato dall’IS poche ore fa sui canali della propaganda islamica, ci sono ancora difficoltà nel rintracciare i nostri connazionali. Tra loro, la coppia residente a Voghera (Pavia), Angelo D'Agostino di 71 anni e la moglie Gianna Muset, 68 anni, originaria di San Pier d'Isonzo. Sua sorella vive ancora a Monfalcone, mentre altri familiari della donna risiedono a Fogliano Redipuglia. Ieri, non riuscendo a mettersi in contatto con loro, il figlio e la nuora Roberta Capelli hanno lanciato l’appello in Rete con l’hashtag #RechercheNice che su Twitter è dedicato alle persone tuttora scomparse. La Farnesina ha attivato da subito l’unità di Crisi che, grazie al contatto con il consolato, l'ambasciata a Parigi e le autorità di Nizza, sta verificando la situazione degli italiani che si trovavano là per i festeggiamenti del 14 luglio. I contatti della Farnesina: Unità di Crisi: 0039 0636225  - unita.crisi@esteri.it

I friulani sopravvissuti all’attentato
Tra le persone scampate alla strage, ci sono diversi friulani. Jan Mizzaro, nipote di Luciano De Biasio, ex sindaco di Pinzano al Tagliamento. Lui, guardia giurata a Nizza, ha vissuto tutta la follia di quella serata. Si trovava sulla traiettoria di un proiettile quando istintivamente ha saltato un muretto. Ferito e sotto shock, ma miracolosamente salvo. Erano nei pressi del lungomare, nel momento del folle gesto di Mohamed Lahouaiej Bouhlel a bordo di quel camion dell’orrore, Maurizio Boraso, ex geometra in pensione dalla Motorizzazione civile di Pordenone, con la figlia Marta e un’amica della ragazza, Veronica Moro. Hanno iniziato a vedere la gente che scappava, quindi hanno corso per mettersi in salvo. Un’altra testimonianza arriva da Louise Lovisa, originaria di Frisanco che risiede a Nizza da diversi anni. Parente di Michele Bernardon, presidente dell’Efasce di Pordenone (Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti), la donna ha assistito alla spietata scena dal terrazzo di casa, senza comprendere subito che cosa stava avvenendo. Poi, ha rivissuto sulla propria pelle la desolazione, il dolore e la paura che aveva già provato a Parigi dopo l’attacco al Bataclan, nella zona in cui risiedeva la figlia. E ancora Michele Lopetz, 42enne di Lignano, impiegato come cameriere a Montecarlo. Stava cenando in un ristorante poco distante quando hanno iniziato ad avvicinarsi tantissime persone in fuga, seguita dallo spaventoso rumore delle armi da fuoco. Si è ritrovato all’interno del locale con una folla di persone, tutte con lo stesso terrore negli occhi.