Eventi & Cultura | Monfalcone e San Vito al Tagliamento

Casa di Bambola: in scena l'attualità del teatro di Ibsen

Nel suo diario, tra i dieci libri favoriti, Francis Scott Fitzgerald annoverava il testo teatrale di Henrik Ibsen. Già questo sarebbe un valido motivo per leggerlo; prenotare un posto in prima fila a teatro alla prima occasione utile - un mero effetto incondizionato

Casa di Bambola: in scena l'attualità del teatro di Ibsen
Casa di Bambola: in scena l'attualità del teatro di Ibsen (Diario di Udine)

MONFALCONE - "Ero allegra, non ero felice" - sentenzia una splendida Valentina Sperlì in arte Nora, la protagonista del dramma, quando esplode rivendicando il suo diritto a esser considerata un essere umano prima ancora che donna, concetto qui inteso come ruolo se non proprietà. Figlia, moglie, madre: doveri verso qualcuno e schermo da responsabilità infiocchettato da valanghe di vezzeggiativi che si prodigano giorno dopo giorno. Una vita rinchiusa in quattro mura. Come una bambola. Di fronte un'autorità maschile, cieca e autoreferenziale. I figli non compariranno sul palcoscenico, mai.

Certo a Roberto Valerio, regista nonché partner della protagonista, il ruolo di marito deve essere congeniale: dopo il successo con "Un marito ideale" di Oscar Wilde di qualche anno or sono è un piacere rivederlo nella parte di un altro (poco probabilmente ideale) nelle due serate di Monfalcone e in quella di San Vito al Tagliamento. Preoccupato unicamente del buon nome e dello status di funzionario onesto e integerrimo (unica cifra di inattualità, almeno per quanto concerne il nostro contesto sociale), ricorda - nel modus operandi (metodico all'esaurimento) e con una rara carica di dispotico affetto - qualche macchietta del miglior Verdone virante verso la neuro.

La critica alla società borghese perbenista (e siamo alla fine dell'800) rende tutt'oggi il capolavoro di Ibsen un'opera rock nel suo affrontare di petto e senza fronzoli temi attuali più che mai. Il teatro - catartico per sua essenza - ti violenta due volte nel finale: la ribellione dapprima, simbolicamente esposta nel togliersi la parrucca e la rinuncia, la sconfitta, reindossandola. La rivoluzione femminista di cui era tacciato il testo dovrà attendere ancora qualche decennio, ed è probabile che lo stia facendo tutt'ora, ma la passione vitale che sprigiona è quanto mai in auge.

Le desperate housewives e il dilemma burkini si-burkini no, lo shopping sfrenato da Sex and the city e il burka oggi interpretati antitetici sono con ogni probabilità due lati di una stessa medaglia, di certo Ibsen aveva aperto la strada a contenuti fino ad allora ritenuti quasi un tabù. Ma solo fino ad allora, sia chiaro.