17 agosto 2017
Aggiornato 05:30
agricoltura

Gelate di aprile: Fvg in testa alla richiesta di misure nazionali

Sostegno dalla Conferenza delle Regioni: "Fvg agirà anche in proprio"

Cristiano Shaurli (Assessore regionale Risorse agricole e forestali) durante il sopralluogo a coltivazioni regionali (© Regione Friuli Venezia Giulia)

GORIZIA - Sulle gelate che hanno investito le colture del Friuli Venezia Giulia nella notte tra il 20 e 21 aprile l'assessore Shaurli ha sollecitato a Roma, in sede di Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l'emanazione a livello nazionale di
deroghe che consentano di mettere in atto almeno alcuni degli interventi compensativi previsti dal decreto legislativo 102/2004 (Fondo di solidarietà nazionale). La richiesta di Shaurli ha registrato il consenso e la condivisione unanimi degli assessori omologhi.

Secondo le attuali norme, infatti, nonostante i danni causati dalle gelate siano stati a tutti gli effetti straordinari, come ha reso noto Shaurli, non è possibile attivare le procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale, perché nel piano assicurativo nazionale l'evento viene classificato come 'gelo e brina' e quindi assicurabile, a differenza del gelicidio del 2014 che colpì non colture ma aree prettamente boschive non assicurabili, compromettendo le essenze arboree stesse e causando anche danni a viabilità forestali, comunali e a infrastrutture elettriche. Per far fronte in ogni caso alla straordinarietà dell'evento, Shaurli ha annunciato che si sta valutando l'allestimento di un pacchetto di interventi da sviluppare a livello anche regionale, a partire da interventi dedicati sulla legge regionale 80 (Fondo di rotazione in agricoltura) e da altri destinati al comparto che l'assessore concerterà con le filiere interessate.

Rispondendo a un'interrogazione del consigliere Riccardo Riccardi, Shaurli ha ricordato che «ora non servono né catastrofismi né divisioni, che peraltro possono avere riflessi negativi su un mercato particolarmente delicato, ma per il bene di un comparto in crescita serve unità e la seria e responsabile
ricerca di soluzioni concrete e praticabili»
. A oggi le prime analisi disegnano un quadro molto difficile in particolare per le varietà più precoci e un danno diffuso all'intera Regione con marcate differenze anche a poche centinaia di metri, «fattore che rende e renderà più difficili stime precise dei danni aziendali, mentre dalle prime risultanze degli accertamenti effettuati - ha concluso Shaurli - non sembrano invece sussistere particolari timori per la sopravvivenza delle piante e appare scongiurato il rischio di ripercussioni sulle produzioni delle prossime annate».