18 ottobre 2017
Aggiornato 02:00
comuni supportati dalla regione

Sel-Fvg: sul Piano per l'integrazione degli immigrati e sul Centro per i rimpatri forzati a Gradisca

Lauri: "nell'ambito delle diverse azioni correttamente previste dal Piano triennale per l'integrazione degli stranieri immigrati in Friuli Venezia Giulia, particolare cura va posta all'accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, che purtroppo non è più affrontabile in termini emergenziali ma sta diventando un problema strutturale"

Sel-Fvg: sul Piano per l'integrazione degli immigrati e sul Centro per i rimpatri forzati a Gradisca (© Regione Friuli Venezia Giulia)

GRADISCA D'ISONZO - «Nell'ambito delle diverse azioni correttamente previste dal Piano triennale per l'integrazione degli stranieri immigrati in Friuli Venezia Giulia, particolare cura va posta all'accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, che purtroppo non è più affrontabile in termini emergenziali ma sta diventando un problema strutturale». Lo ha affermato Giulio Lauri, consigliere regionale di Sel-Fvg, nel corso dei lavori della VI Commissione impegnata nell'esame del Piano triennale immigrazione presentato dalla Giunta regionale.

«In particolare, pur essendo un compito dello Stato, la Regione può dare un supporto concreto affinché i Comuni possano organizzare l'accoglienza sul territorio partecipando ai progetti Sprar e, al contempo, può sostenere concretamente i percorsi di apprendimento della lingua e di conoscenza della nostra cultura e delle nostre regole, aumentando il numero dei corsi e le ore di lezione. Seppur non ancora indicando delle priorità così come forse sarebbe necessario, il Piano prevede queste azioni e ciò è positivo; saranno i piani annuali poi a definire le risorse da stanziare prioritariamente di anno in anno. E' infatti la progressiva integrazione degli stranieri residenti, anche quando soggiornano qui temporaneamente, lo strumento principale attraverso cui attenuare le tensioni sociali determinate dalla loro presenza sul territorio: conoscere la nostra lingua, conoscere i nostri costumi, conoscere le nostre regole, perché il controllo del territorio è necessario a rassicurare la popolazione, ma non è sufficiente. Le risorse regionali oggi possono servire principalmente per questo e, in un momento difficile per la percezione di sicurezza da parte dei cittadini, segnato da fatti di cronaca drammatici ma non da un aumento complessivo del numero e della gravità dei reati, la Regione deve concentrare su questo i propri sforzi.»

Relativamente all'apertura di un nuovo Centro per i rimpatri forzati a Gradisca, nella sede del vecchio Cie, a margine dell'incontro Lauri ha dichiarato: «Siamo preoccupati per l'apertura dei Cpr. Il rischio che siano dei nuovi Cie, diversi nel nome ma molto simili nella sostanza, è molto concreto e il Governo dovrebbe fugare questi dubbi perché altrimenti a Gradisca rischiamo di trovarci di nuovo con una polveriera pronta a esplodere. Al di là del necessario chiarimento sul rispetto dei diritti costituzionali dei migranti che verranno detenuti a Gradisca, infatti, il Governo dovrebbe anche chiarire come intende affrontare tutte le inadeguatezze igienico-sanitarie già riscontrate a Gradisca dalle Autorità sanitarie regionali che controllavano i Cie, da cui era emersa l'impossibilità di rispettare diritti umani elementari all'interno della struttura, e di come intende organizzare, con che tempi e con che destinazione, l'accoglienza delle centinaia di persone accolte oggi nel Cara: è un errore chiedere di nuovo e ancora a Gradisca di sobbarcarsi un peso così grande mentre ancora molti Comuni in tutta la regione, di fronte a un fenomeno epocale quale quello delle migrazioni di chi fugge dalle guerre
in Asia e Medio Oriente, si voltano dall'altra parte facendo finta di non vedere»
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