21 ottobre 2018
Aggiornato 12:00

Indagine sull'infarto nel Monfalconese trasmessa ai sindaci dei 14 Comuni interessati

Stimati gli eventi e la mortalità in relazione alla variazione dei livelli di inquinanti atmosferici, come il biossido di azoto, l'ozono, le polveri sottili e il biossido di zolfo, considerati possibili fattori scatenanti dell'infarto. Presentazione dei risultati al pubblico in un convegno il 7 giugno
Indagine sull'infarto nel Monfalconese trasmessa ai sindaci dei 14 Comuni interessati
Indagine sull'infarto nel Monfalconese trasmessa ai sindaci dei 14 Comuni interessati (Regione Friuli Venezia Giulia)

GORIZIA - Gli assessori regionali all'Ambiente e alla Salute, Sara Vito e Maria Sandra Telesca, hanno trasmesso ai 14 Comuni interessati il rapporto conclusivo della seconda parte

 

dell'indagine epidemiologica ambientale condotta nell'area del Monfalconese. L'indagine, commissionata dalla Regione all'Osservatorio ambiente e salute (Oas), è stata coordinata dal referente Fabio Barbone, direttore scientifico dell'Irccs Burlo Garofolo di Trieste. Nell'indagine sono stati stimati gli eventi e la mortalità per infarto miocardico acuto nella popolazione del Monfalconese in relazione alla variazione dei livelli di inquinanti atmosferici, come il biossido di azoto (NO2), l'ozono (O3), le polveri sottili (PM10) e il biossido di zolfo (SO2), considerati possibili fattori scatenanti dell'infarto.

I risultati dello studio evidenziano nelle donne, in particolare in quelle con età superiore ai 65 anni, un rischio aumentato di infarto miocardico acuto in presenza di una esposizione a
concentrazioni di polveri sottili (PM10) superiore a 50 microgrammi/metrocubo avvenuta dai 2 ai 5 giorni prima. Tale risultato è in linea con quanto già noto e presente in svariati studi internazionali, che evidenziano il forte effetto dell'inquinamento atmosferico sulla salute. Lo studio mette, inoltre, in evidenza che le origini delle polveri sottili sono molteplici, e non riconducibili alla sola presenza della centrale termoelettrica. I numerosi studi finora condotti nell'area del Monfalconese indicano, infatti, che le polveri sono da imputare principalmente a diverse fonti di pressione, caratterizzate sia da emissioni puntuali sia diffuse. I risultati di questa seconda parte dell'indagine epidemiologica verranno presentati nel corso di una giornata di approfondimento aperta al pubblico, programmata a Monfalcone per mercoledì 7 giugno. Una giornata di studio in cui interverranno esperti del ministero dell'Ambiente e della Salute, dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), di Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), dell'Istituto superiore della sanità, delle Università di Udine e Trieste, degli Istituti di ricerca Burlo e Cro e dell'Arpa.

Per gli assessori Vito e Telesca l'incontro servirà a fare chiarezza sullo stato dell'ambiente e sanitario a Monfalcone, oltre a fare sintesi dei risultati ottenuti nei numerosi studi già da tempo avviati, ma finora presentati in modo frammentato.