17 agosto 2018
Aggiornato 04:00

Invisible Cities: Gorizia si conferma la culla italiana della multimedialità urbana

Migliaia di visitatori per i cinque giorni di eventi e incontri che hanno popolato la città di Gorizia. Il Festival Internazionale della Multimedialità ha reinventato gli spazi cittadini attraverso il connubio tra arte e tecnologia, emozioni e innovazioni attraverso nuovi linguaggi e strumenti affatto scontati o banali
Invisible Cities 2017: Gorizia si conferma la culla italiana della multimedialità urbana
Invisible Cities 2017: Gorizia si conferma la culla italiana della multimedialità urbana (In\VisibleCities)

GORIZIA - Si è chiusa domenica 21 maggio la terza edizione di InVisibleCities – Festival internazionale della multimedialità urbana, una manifestazione che ha trovato in Gorizia la culla perfetta di sviluppo per poter promuovere l’arte e la sperimentazione in spazi che normalmente non le prevedono, proponendo nuovi punti di vista e trasformando l’area di confine in un grande palcoscenico-galleria d’arte diffusa e a cielo aperto. 11 luoghi diversi, 29 eventi, 18 installazioni: dall’8 al 22 maggio InVisible Cities, Festival Internazionale della Multimedialità ha reinventato gli spazi cittadini attraverso il connubio tra arte e tecnologia, emozioni e innovazioni riflettendo sul tema 'migrAzioni: storie, percezioni, esperienze' attraverso nuovi linguaggi e strumenti affatto scontati o banali e che facilitano il ragionamento, la riflessione e la discussione attraverso un impatto sulla città e i suoi spazi dismessi.

Pubblico entusiasto
Estremamente soddisfacenti i numeri di questa edizione e l’entusiasmo della cittadinanza che riconosce l’innovatività delle proposte artistiche e crea una vera e propria comunità attorno al Festival. I visitatori sono stati complessivamente più di 4.000 con quasi 100 tra artisti, esperti, fotografi e operatori culturali che hanno animato Gorizia per due settimane. Il direttore artistico Alessandro Cattunar «Con la sua terza edizione, nonostante un budget estremamente risicato, il Festival è riuscito a rafforzare un format originale capace di richiamare eccellenze artistiche a livello nazionale e internazionale e contemporaneamente rivolgersi ad un pubblico ampio e variegato. Un Festival che non punta su grandi eventi ma che è capace di proporre per una settimana una programmazione al contempo popolare e di qualità, affrontando i complessi temi dell’attualità attraverso linguaggi e tecnologie innovative. Grazie al Festival si stanno proponendo ormai da 3 anni forme di rilancio capaci di coniugare la necessità di riqualificazione degli spazi dismessi con il mondo dell’industria culturale e artistica, producendo innovazione, cultura e favorendo l’economia locale. Un modello già affermato in molte realtà europee e che riteniamo possa essere efficace per una realtà particolare come quella goriziana».

Tema del Festival di grande attualità
Una riflessione a parte la merita invece il tema di quest’anno, particolarmente contigente «questa terza edizione è stata speciale, perché il tema del Festival - 'Migrazioni: storie, percezioni, esperienze' – si è rivelato essere di strettissima attualità. Se da un lato le installazioni, gli spettacoli e gli incontri proponevano nuovi spunti di riflessione e dialogo sul tema, coinvolgendo gli stessi richiedenti asilo del territorio nel fare artistico e nel dibattito, dall’altro il Festival si è svolto durate una delle fasi più delicate degli ultimi mesi dal punto di vista della gestione dei richiedenti asilo. Il Festival, le associazioni del territorio, il mondo del volontariato hanno quindi avuto modo di riflettere e al contempo di agire concretamente, senza causare polemiche politiche ma stimolando cultura, riflessione e solidarietà».

InVisible Cities continuerà anche nel 2018 a promuovere creatività e collaborazione per guardare la città, e in questo caso Gorizia, con occhi diversi, invitando a condividere spazi ed esperienze, ad investire nelle imprese creative e a dare spazio al dialogo tra arte e innovazione.