24 giugno 2017
Aggiornato 12:00
Ambiente e Salute

Ultimi studi in Fvg, no ci sono grandi criticità nel Monfalconese

Dalle ricerche emerge lo stato dell'ambiente del Monfalconese, sostanzialmente privo di gravi criticità, che evidenzia, l'utilità di indagini di maggior dettaglio su alcuni microinquinanti tipici delle aree industriali, in particolare su alcuni metalli, attualmente non normati ma di cui è utile conoscere l'entità, l'origine e gli effetti sulla salute

Luca Marchesi (Direttore generale ARPA), Riccardo Marchesan (Presidente UTI Carso Isonzo Adriatico), Sara Vito (Assessore Ambiente), Maria Sandra Telesca (Assessore Salute) e Anna Maria Cisint (Sindaco Monfalcone) alla giornata di studi (© Foto ARC Montenero)

MONFALCONE - Una ricognizione organica e su basi strettamente scientifiche sullo stato dell'ambiente nel Monfalconese e la correlazione tra ambiente e salute è stata al centro di un'intera giornata di studi aperta alla cittadinanza organizzata all'auditorium dell'ospedale San Polo da Arpa Fvg, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, in collaborazione con le direzioni regionali Ambiente e Salute. Nell'arco di tre sessioni di lavoro, alla presenza di esperti di importanti istituzioni nazionali (ministero della Salute, ministero dell'Ambiente, Iss, Ispra, Snpa, Cnr), sono stati toccati in un approccio ora integrato temi che erano stati oggetto di numerosi studi.

Dalle ricerche emerge un quadro dettagliato dello stato dell'ambiente del Monfalconese, sostanzialmente privo di gravi criticità, che evidenzia, grazie soprattutto agli ultimi studi, l'utilità di indagini di maggior dettaglio su alcuni microinquinanti tipici delle aree industriali, in particolare su alcuni metalli, attualmente non normati ma di cui è utile conoscere l'entità, l'origine e gli effetti sulla salute. Una recente campagna di misura a cura di Arpa, sebbene limitata nel tempo, ha infatti indicato una ciclicità settimanale nella concentrazione di metalli presenti nelle polveri che si riducono sensibilmente nel fine settimana. La presenza di queste sostanze è pertanto associabile alle lavorazioni dei metalli che si riducono o si interrompono nei week end.

Per quanto riguarda la presenza della centrale A2A, è stato illustrato lo studio affidato al Cnr a seguito del rinnovo dell'Aia, disposto nel 2014, studio che ha avuto luogo nel periodo 2014-16. Le ricercatrici Cinzia Perrino, Silvia Canepari e Silvia Mosca hanno spiegato che l'impianto termoelettrico ha un'influenza molto ridotta sulle concentrazioni del particolato atmosferico. Nelle sette stazioni di misura utilizzate e nelle quattro campagne di misura non è stato osservato, infatti, un contributo sulle polveri dovuto ad una sorgente dominante, anche se sono state individuate alcune sorgenti, fra cui il traffico veicolare, il riscaldamento domestico ed alcune attività industriali.

Ad analoghi risultati è pervenuto un altro studio di Arpa su metalli e metalloidi (normati e non normati) presenti nelle polveri sottili (Pm 10) nell'area monfalconese, che ha evidenziato come tutti i valori indagati siano inferiori ai limiti di legge o ai valori obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità. A Monfalcone, in due stazioni di monitoraggio gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) non rappresentano una criticità, mentre i costituenti indagati nel Pm10 non sono riconducibili al profilo delle emissioni della centrale termoelettrica, bensì ad attività metallurgica dell'area
industriale.

Altre risultanze sono emerse da due studi dell'Osservatorio ambiente salute della Regione. Il primo, già presentato l'anno scorso, indagava una possibile correlazione tra l'esposizione residenziale all'inquinamento atmosferico (tra il 1995 e il 2009) e le patologie tumorali e ha indicato l'assenza di eccessi di rischio di tumore per gli uomini, rilevando l'eccesso di rischio di tumore della vescica nelle donne pari a 2 casi/anno (circa 30 casi in eccesso in 15 anni). Lo studio ha consentito di formulare l'ipotesi che sia il traffico veicolare ad avere un ruolo preminente nell'inquinamento ambientale e quindi nell'eccesso di tumori evidenziato nelle donne del Monfalconese.

Il secondo studio, coordinato dal professor Fabio Barbone, direttore scientifico dell'Irccs Burlo Garofolo di Trieste, indica nel Monfalconese un'incidenza di infarto del miocardio più alta (10% negli uomini e 30% nelle donne) rispetto alla popolazione di riferimento rappresentata dagli abitanti delle province di Pordenone, Udine e del resto della popolazione della provincia di Gorizia. L'aumento di rischio di infarto acuto del miocardio non appare tuttavia direttamente ascrivibile a determinanti ambientali, ragion per cui la ricerca evidenzia come sia necessario approfondire quali siano i fattori confondenti che entrano in gioco, oltre allo stile di vita, che probabilmente agiscono come cofattori. Lo studio evidenzia, infine, nelle donne, in particolare in quelle con età superiore ai 65 anni, un rischio aumentato di infarto miocardico acuto in presenza di una esposizione a concentrazioni di polveri sottili (Pm10) superiore a 50 microgrammi/metro cubo avvenuta dai 2 ai 5 giorni prima. In pratica, gli infarti avvengono con più probabilità nei giorni successivi a picchi di inquinamento atmosferico. Tale evidenza è in linea con quanto già noto e presente in svariati studi internazionali. La letteratura scientifica, infatti, per situazioni analoghe a quelle del Monfalconese indica che circa il 5 per cento degli infarti totali del miocardio è da attribuire ad aumenti di concentrazione del Pm10.

I lavori della giornata di studi, aperti dal direttore generale di Arpa Fvg, Luca Marchesi, hanno visto gli interventi introduttivi degli assessori regionali alla Salute, Maria Sandra Telesca, e all'Ambiente, Sara Vito.