16 agosto 2017
Aggiornato 23:30
​L'anteprima di Madame Guitar

Il grande abbraccio di Antonio Onorato

La disponibilità che hanno solo i grandissimi volta a concedere quella che più che un'intervista sarà una chiacchierata informale tra due appassionati di musica. Così mi racconta subito di come Napoli (la sua città) abbia influenzato il proprio lato compositivo, trasformando la musica jazz (di essenza notturna) in una musica mediterranea, solare

https://cms.diariodelweb.it/img/images/edz_diariofvg/onorato2.JPG (© Riccardo Bostiancich e Rita Inghisciano)

VENCO' - ​L'anteprima di Madame Guitar, festival che si terrà a fine settembre in quel di Tricesimo a organizzazione Folk Club Buttrio, la suggestiva location della Vineria Vencò ed un evento famigliare, amichevole, per pochi intimi sono ​l'occasione ideale per conoscere un musicista straordinario come Antonio Onorato.

La disponibilità che hanno solo i grandissimi volta a concedere quella che più che un'intervista sarà una chiacchierata informale tra due appassionati di musica. Così mi racconta subito di come Napoli (la sua città) abbia influenzato il proprio lato compositivo, trasformando la musica jazz (di essenza notturna) in una musica mediterranea, solare. Una musica visiva, immaginale. Aneddoti di concerti in ogni parte del mondo e la "luce" portata nei più svariati contesti, dai festival dei nativi americani al jazz più metropolitano, newyorkese.

Il segno dei tempi impone ai musicisti, anche quelli di nicchia, di confrontarsi con le nuove realtà, spazi in cui esibirsi. Antonio Onorato mi spiega che è accettabile il compromesso di suonare anche in un centro commerciale se l'alternativa è non suonare proprio.  - Come si esce da questo cerchio? - gli chiedo decisamente preoccupato, - anche con serate come queste - schiettamente lui. 

E sarà proprio così: un luogo magico come la cantina della Vineria Vencò, la squisita ospitalità dei titolari che coccoleranno gli ascoltatori con aperitivo di benvenuto e buffet di chiusura da manuale e con i vini che la cantina Livon propone dalla fine degli anni sessanta. Ed Ao che incanta gli stessi con la chitarra acustica per un'ora abbondante: scaletta a braccio che alterna proprie composizioni, classici della tradizione popolare napoletana riarrangiati e un omaggio a Beatles e musica indiana.

Tributo all'amico (ma fratello sarebbe parola più corretta) Pino Daniele del quale per anni è stato il chitarrista. - Pino mi adorava - l'orgoglio commosso di Antonio a ricordarlo e quando partono le note di "Quando" tale emozione si propaga in tutta la sala in un silenzio che ha del religioso.

E poi si parla a ruota libera di sartorie napoletane, della difficoltà di raggiungere il pubblico nel nostro paese con una musica non-cantata e quindi del successo di tanto grandi jazzisti come lui che all'estero sono delle icone ed in Italia sono paradossalmente meno conosciuti. Ancora l'accostamento a Pat Metheny che paragona al Maradonadella musica e le collaborazioni con mostri sacri quali Toninho Horta, James Sensese e Franco Cerri. Scorrono via fiumi di bollicine e parole in un'atmosfera di magica convivialità.

Ma soprattutto l'amore per la sua città: Napoli. L'amore incondizionato ed unico al mondo che i solo i napoletani hanno per Napoli e che traspare ovunque, in ogni discorso. L'aneddoto con cui chiudiamo la chiacchierata dipinge nientemeno che Mozart intento a studiare presso i maestri dell'epoca proprio nella città partenopea, ragione che influenzerà per sempre la musica del "più grande di tutti".

I cin finali, la famigliarità con cui si rivolge ai suoi affezionati, la promessa di ritornare a trovare vecchi e nuovi amici, una versione di "Tammuriata nera" che ti colpisce al plesso solare. Alla scaletta mancherà il mio brano preferito "un grande abbraccio", ma quello che mi ha dato di persona Antonio Onorato me lo porterò dentro per tutta la vita. 

Serata indimenticabile.