24 novembre 2017
Aggiornato 01:00
arte

Inaugurata la mostra 'Danubius Umbratilis' degli artisti Pausig e Venuto

L'esposizione è incentrata sui dipinti dei due artisti e sulla cartella grafica “Danubius Umbratilis” con l’incipit di Fulvio dell’Agnese, realizzata dalla Stamperia d’Arte Albicocco di Udine. L’omaggio di “Danubius Umbratilis” è liberamente ispirato al libro “Danubio” di Claudio Magris

L'opera di Sergio Pausig (© Italiartgroup)

GORIZIA - E' stata presentata ieri dalla dottoressa Raffaella Sgubin, nelle sale dei Musei Provinciali di Gorizia a Palazzo Attems Petzenstein, la mostra «Danubius Umbratilis» . L’esposizione è incentrata sui dipinti degli artisti Sergio Pausig e Gian Carlo Venuto e sulla cartella grafica «Danubius Umbratilis» con l’incipit di Fulvio dell’Agnese, realizzata dalla Stamperia d’Arte Albicocco di Udine. L’omaggio di «Danubius Umbratilis» è liberamente ispirato al libro «Danubio» di Claudio Magris.

Il progetto
Il progetto «Danubius Umbratilis» prende vita sul limes danubiano, là ove l’impero romano incontra il dato barbarico e l’affinità elettiva di due artisti si mette in gioco per raccontare mondi lontani, seppur distanti il solo varco, immaginario, di una linea. Da un lato del Limes è Sergio Pausig, dall’altro Gian Carlo Venuto. L’uno parla di barbarie, l’altro di civiltà. Entrambi si esprimono nell’omaggio alla fonte letteraria di Claudio Magris, che al Danubio rimanda per il «viaggio sentimentale dalle sorgenti del grande fiume fino al Mar Nero». Ne nasce una cartella che conosce nella risoluzione calcografica le tecniche della ceramolle e dell’acquatinta lavis. Conosce anche i saperi antichi dello stampatore Corrado Albicocco e i profumi della stamperia, che tra inchiostri e acidi racconta una tecnica misteriosa e rivela l’attimo che tra lastra e foglio svela,  come in uno specchio, il lavoro della mente e della mano.

Racconti diversi
Da un lato del Limes, Pausig racconta la vegetazione incontaminata, irruenta, ingovernabile. Dall’altro Venuto nella pacatezza di un fregio esprime il controllo del mondo e il suo governo in un’antropizzazione che tutto fa proprio. Le grandi stampe calcografiche, nella loro moltiplicazione, argomentano distanze, alimentano scambi, sostengono differenze, visibili oltre il dato dell’opera, in un affondo storico denso di contemporaneità. In gioco è il confine che diviene attualità nel suo senso profondo di limes che tutto abbraccia e separa e che dal dato fisico diviene culturale, sino a farsi condizione mentale, psichica, esistenziale. Di Fulvio Dell’Agnese è l’incipit, che vive la dimensione particolare di compresenza sulla scena eppure di commento; le parole abitano lo stesso foglio delle incisioni, senza intrecciarvisi se non nella sfera di senso, che coinvolge anche i modi del loro proporsi: il testo si specchia sulla sua traduzione, come l’immagine si sdoppia nel riflesso del fiume.

E' possibile visitare la mostra fino al 15 ottobre dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18. Per informazioni chamare lo 0481.547499.