25 settembre 2017
Aggiornato 15:00
venerdì 15 settembre alle 18.30

Penultimo appuntamento con "LibRiamo ne’ lieti calici"

Ospite sarà Fulvio Ervas che, assieme al caporedattore de Il Piccolo Maurizio Cattaruzza, presenterà il suo ultimo libro 'Pericolo giallo'. L'accompagnamento musicale sarà affidato a Matteo Martellani, musicista della Scuola Internazionale di Chitarra di Gorizia

Penultimo appuntamento con "LibRiamo ne’ lieti calici" (© Web)

CORMONS - È in programma venerdì 15 settembre alle 18.30, nel Palazzo Taccò-Aita il penultimo appuntamento della rassegna letteraria libRiamo ne’ lieti calici, organizzato dall’Amministrazione comunale di Cormòns e dall’Associazione Culturaglobale. La sala di rappresentanza del Palazzo Taccò-Aita, splendida costruzione di fine seicento che si erge vicino a piazza XXIV Maggio, nel cuore del centro storico di Cormòns, ospiterà lo scrittore e insegnante trevigiano Fulvio Ervas.

Presentazione del romanzo accompagnata da un concerto musicale
L’autore, assieme al caporedattore de Il Piccolo Maurizio Cattaruzza, presenterà il suo ultimo libro 'Pericolo giallo' (ed. Marcos y Marcos). Da un caso di cronaca scottante, un romanzo dolce e avvincente sulla nostra vulnerabilità, la nostra determinazione, il nostro estro, la nostra capacità - un po’ rocambolesca ma inesauribile - di inventare soluzioni. Ad arricchire il pomeriggio, come in ogni appuntamento di libRiamo, la musica. Per l’occasione, si esibirà il giovane chitarrista Matteo Martellani della Scuola Internazionale di Gorizia (i cui allievi sovente hanno deliziato gli incontri letterari). A seguire, il consueto brindisi. Anche questa sarà un’opportunità per scoprire bellezze di Cormòns a volte poco conosciute. La villa, patrimonio culturale del Fvg, conserva gli stucchi di G.B. Mazzoleni e due grandi tele, lunghe undici metri, del pittore austriaco G.M. Lightenreiter che raccontano le storie degli Asburgo. Annessa, la cappella gentilizia dedicata alla Madonna.

La trama del libro
Non solo massaggi, offrono i centri massaggio cinesi di Treviso: lo sanno i passanti, lo sanno i clienti, lo sa la polizia. Per chiuderli, però, qualcuno deve raccogliere le prove e quel qualcuno è l’ispettore Stucky. Scarpe a punta, atteggiamento insospettabile, frequenta assiduamente Lian, Mei e Xue. Fa incetta di immagini, filmati, nomi. È un compito non del tutto ingrato, lento e paziente. Lontano dalla furia della strada, dove un’Audi gialla semina il panico a trecento all’ora. Rubata all’aeroporto di Malpensa, impazza sulle strade del Nordest, misteriosa e imprendibile. Scompare e riappare, beffa volanti e gazzelle, scoperchia fantasmi di una terra operosa e arrabbiata. È una terra ormai indifesa, che un bolide giallo può attraversare a suo piacimento? È diventata una terra di conquista?
Luana Bertelli è una poliziotta che ama le donne ed è una donna che non si arrende. Nemmeno la notte in cui un omicidio la tocca da vicino. Manuel era un amico e un collega. Sua moglie Vittoria l’aveva stregata, un po’. La loro morte violenta è una tragedia che non si può archiviare senza spiegazioni. Dietro le quinte, c’è un’azienda cinese, e relazioni complesse. Luana chiede aiuto a Stucky. Tra i bordelli cinesi, lo zio persiano in crisi e l’Audi gialla che brucia gomme e cervelli, l’ispettore Stucky sarebbe tentato di tirarsi indietro. Se non fosse che a Manuel voleva bene a sua volta, se non fosse che questa, più che un’indagine è una sfida drammatica; se non fosse che per vincerla occorre un’invenzione, un colpo d’ala, uno di quei gesti di fantasia generosa che piacciono a lui.
Da un caso di cronaca scottante, un romanzo dolce e avvincente sulla nostra vulnerabilità, la nostra determinazione, il nostro estro, la nostra capacità - un po’ rocambolesca ma inesauribile - di inventare soluzioni.

Fulvio Ervas
Fulvio Ervas è nato sotto il segno del leone, nell’entroterra veneziano, qualche decina d’anni fa. Ha gli occhi molto azzurri e li usa davvero per guardare; affascinato dalle particelle elementari, da tutti gli animali e dalle storie, insegna scienze naturali e scrive. Il suo primo romanzo 'La lotteria' parla di nani e di balene, il secondo apre la serie dell’ispettore Stucky (Commesse di Treviso, Pinguini arrosto, Buffalo Bill a Venezia, Finché c’è prosecco c’è speranza, L’amore è idrosolubile, Si fa presto a dire Adriatico). 'Succulente' parla di Portogallo e di mancanza. 'Se ti abbraccio non aver paura', che racconta il viaggio in moto per le Americhe di un padre con il figlio autistico, ha vinto molti premi, è stato tradotto in nove lingue e ha dominato a lungo le classifiche dei libri più venduti. 'Tu non tacere' è il romanzo dove interpreta più scopertamente se stesso, al punto che mentre lo scriveva, d’un tratto, tra narrazione e realtà son caduti i confini: il romanzo è entrato nella vita e la vita nel romanzo, con un travaso inaspettato di emozioni e verità. Marcos y Marcos ha pubblicato anche Follia docente e Pericolo giallo.

Il musicista Matteo Martellani
Matteo Martellani ha iniziato a studiare chitarra da giovanissimo, sotto la guida del maestro Claudio Pio Liviero, prima all'Istituto di Musica di Gorizia e successivamente alla scuola internazionale di chitarra di Gorizia. Ha al suo attivo moltissime esibizioni da solista e in diverse formazioni cameristiche. Fa parte della Gorizia Guitar Orchestra.

Il palazzo Palazzo Taccò
Il palazzo Palazzo Taccò, De Blunfeld, Visca, Aita si trova vicino a piazza XXIV Maggio, nel cuore del centro storico di Cormòns. La sua costruzione risale alla fine del Seicento, come evidenziato da un documento d’archivio dal quale emerge che nel 1703 esisteva già la cappella dell’Immacolata Concezione dei baroni Taccò. L’edificio, il cui progetto può essere attribuito con sufficiente certezza a Giovanni o Leonardo Pacassi che in quel periodo operavano a Cormòns, fu costruito su delle preesistenti case disposte a cortina. La tipologia è quella tipica dei palazzi settecenteschi che anche successivamente furono costruiti nella cittadina, con la facciata principale leggermente arretrata rispetto al fronte strada, a creare una piazzetta, e gli annessi rustici disposti formando una corte interna. Il prospetto, dalle linee austere, è composto simmetricamente rispetto all’asse centrale. Su di esso si trovano in successione: il portale d’accesso carraio con arco a tutto sesto e cornice in bugnato che conduce direttamente alla corte interna, una finestra a doppia altezza con arco a tutto sesto e cimasa aggettante ed un oculo. Anche le finestrature sono disposte simmetricamente rispetto all’asse mediano, secondo il ritmo 2-3-2; hanno tutte cornice in pietra e scuri in legno. Al piano terra, un’alta fascia non intonacata funge da basamento. Il corpo padronale, costituito da due piani con sottotetto, è affiancato da due ali laterali, leggermente più basse, al centro delle quali si trovano due finestre ad arco con la lunetta tamponata. Il portale dà accesso a un atrio passante tripartito, con la parte centrale più larga pavimentata in ciottoli e la struttura costituita da colonne in pietra alternate a un sistema di pilastri e travi in legno. Una scala posta lateralmente conduce al primo piano dove, nel salone di rappresentanza, sono conservati degli stucchi di G.B. Mazzoleni e due grandi tele, lunghe undici metri, del pittore G.M. Lightenreiter che raccontano le storie degli Asburgo. A sinistra dell’ala laterale è annessa la cappella gentilizia dedicata alla Madonna. Altri corpi rustici, adibiti in passato a stalle e usi agricoli, sono legati alla villa e disposti a formare una planimetria a C che determina una corte interna chiusa, con giardino. La villa fu ereditata nel 1897 dalla famiglia De Blunfeld; fu quindi acquistata da Alessandro Visca nel 1922 e, nel 1943, dalla famiglia Aita - attuale proprietaria - che conserva in buone condizioni tutto il complesso.