Il pronto soccorso è una sentinella per le vittime di violenza

Cruciale la formazione continua del personale sanitario volta ad aumentare la sensibilità e la capacità di ascolto e di raccolta dei dati
Salute: il pronto soccorso è una sentinella per le vittime di violenza
Salute: il pronto soccorso è una sentinella per le vittime di violenza (Shutterstock.com)

MONFALCONE - L'ospedale e il pronto soccorso sono luoghi privilegiati di osservazione e di intercettazione delle vittime di violenza e rappresentano, quindi, sentinelle utili per individuare interventi di prevenzione efficaci. In quest'ottica è cruciale la formazione continua del personale sanitario volta ad aumentare la sensibilità e la capacità di ascolto e di raccolta dei dati in modo da riconoscere ogni segnale di violenza anche se non dichiarata. Sono questi alcuni degli elementi emersi a Monfalcone all'appuntamento dedicato a 'Violenza sessuale e di genere: cosa vedere, come agire, quali obblighi. Esperienze e proposte operative nei dipartimenti di Emergenza e Pronto soccorso degli ospedali', sul quale si sono confrontati gli operatori dell'Emergenza di Trieste, Monfalcone, Gorizia, Tolmezzo, San Daniele del Friuli, Palmanova e San Vito al Tagliamento.

L'incontro, al quale ha partecipato l'assessore alla Salute del Fvg, ha rilevato come l'accesso al Pronto soccorso sia un momento privilegiato in cui stabilire un contatto, raccogliere la documentazione relativa alle lesioni, individuare le recidive e prevenire altre violenze. Il numero delle vittime che giungono al Pronto soccorso ospedaliero è infatti superiore a quello delle persone che si rivolgono alle forze dell'ordine, ai consultori familiari, ai servizi sociali e alle associazioni di volontariato.
Organizzato dall'Irccs Burlo Garofolo, con il sostegno della Regione, l'evento ha evidenziato la logica regionale volta a garantire alle vittime di violenza su tutto l'ambito territoriale, omogeneità relativa all'adeguatezza, alla tempistica e all'efficacia degli interventi.

La violenza, come è stato più volte ribadito, è un fenomeno trasversale che interessa tutta la società e non protegge nemmeno lo stato di gravidanza. Secondo i dati del Burlo Garofolo l'11 per cento delle donne che richiedono un'interruzione volontaria di gravidanza riferiscono una qualche forma di violenza del partner, il 4,6 per cento indica specificamente violenza fisica, l'1,8 per cento violenza sessuale. Tra le donne che partoriscono al Burlo il 2,5 per cento ha rivelato di subire violenza psicologica da parte del partner, lo 0,9 per cento violenza fisica, lo 0,5 per cento violenza sessuale.

L'evento ha dato conto di alcune cifre: i 'codici rosa' nel pronto soccorso di Monfalcone, nel 2017 sono stati 27, mentre per la struttura sandanielese in un arco temporale più ampio (2010-2016) si sono registrati 454 casi di maltrattamenti; nel Punto di primo intervento di Tolmezzo e di Gemona, fra 2016 e 2017, i casi totali sono risultati 209. Il dato prende in esame due voci: sia la violenza altrui (60 complessivi) sia quella accidentale (149). Nei Pronto soccorso di Latisana e di Palmanova, dal 2012 al 2017, sono stati registrati rispettivamente 11 e 5 casi di presunta violenza sessuale mentre gli accessi nel 2017 al Pronto soccorso di San Vito al Tagliamento per violenza di genere sono stati 42 (0,18 per cento) su un totale di 22.896 accessi.
I dati riferiti all'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste (Asuits) relativi al progetto 'sostegno donna', avviato nel 2014, nei Pronto soccorso di Cattinara e all'ospedale Maggiore, rilevano che hanno fruito del servizio 260 donne.