Eventi & Cultura | fino al 5 aprile

Alla biblioteca statale Isontina si inaugura "Distopia", la personale di Fulvio Dot

Forte di un successo ormai consolidato sul piano internazionale, Fulvio Dot mette la sua inconfondibile ricerca pittorica, fatta di segno e stratificazioni materiche, a servizio di una riflessione sulla contemporaneità

Alla biblioteca statale Isontina si inaugura "Distopia", la personale di Fulvio Dot
Alla biblioteca statale Isontina si inaugura "Distopia", la personale di Fulvio Dot (Biblioteca statale Isontina)

GORIZIA - A 18 anni dall’ultima mostra in città, da venerdì 23 marzo, Fulvio Dot porterà alla biblioteca statale Isontina di Gorizia un compendio completo della sua più recente produzione pittorica. Tanto decorativi quanto densi di significato, i paesaggi raccolti sotto il titolo di 'Distopia' spaziano dalle vedute di una Grecia impossibile agli ultimi lavori sul quartiere Rozzol Melara di Trieste, raccontando una storia di utopie fallite in bilico perenne tra figurativo ed astrazione. La personale si inaugura il prossimo 23 marzo, alle 18, contando su di un’introduzione critica a cura di Cristina Feresin. Rimarrà quindi aperta al pubblico fino al 5 aprile, dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 18.30, il sabato dalle 10 alle 13. Per informazioni sugli eventi è possibile rivolgersi alla Biblioteca statale Isontina, allo 0481.580211 o all'indirizzo mail bs-ison@beniculturali.it.

LA MOSTRA - Forte di un successo ormai consolidato sul piano internazionale, Fulvio Dot mette la sua inconfondibile ricerca pittorica, fatta di segno e stratificazioni materiche, a servizio di una riflessione sulla contemporaneità. Quelle che presenta in 'Distopia' sono vedute urbane diversissime che, tuttavia, conservano alcuni tratti in comune. C’è, innanzitutto, la pseudo-assenza della figura umana, mai ritratta eppure sempre evocata nei segni che lascia dietro di sé: scritte sui muri, codici a barre, cartelloni pubblicitari, l’inevitabile personalizzazione con cui combatte l’appiattimento dell’identità in moduli architettonici sempre uguali. E c’è, soprattutto, la rappresentazione di un’idea distrutta - o quanto meno messa a dura prova - dal tempo e dalla società. Lo vediamo nel Paesaggio Fragile di Matera, spezzato dal ricordo e dall’incuria dell’uomo; tenuto assieme a fatica da spaghi e forza di volontà. Oppure in quella Venezia così ricca, eterna e riconoscibile, in cui la contemporaneità irrompe di prepotenza col suo alfabeto digitale fatto di hashtag, numeri e asterischi. Persino l’idillio bianco e azzurro della Grecia - il soggetto più famoso di Dot - non è, a ben guardare, poi così distante dal grigiore di Rozzol Melara: proprio come il sogno mediterraneo si scopre, di fatto, niente più che immagine, il colore degli effetti personali combatte e distrugge l’idea di pura efficacia e razionalità che l’architettura voleva creare. Nessuna speranza, quindi? Forse. O Forse no. Perchè se pur è vero che Dot distrugge e deforma i paesaggi che vede o ricorda, è altrettanto vero che si sforza di tenerli assieme con spaghi, corde e catene, dando loro un’identità nuova che si erge a simbolo di una salvezza ancora possibile.

L'ARTISTA - Fulvio Dot è nato a Monfalcone nel 1956. Diplomato all'istituto statale d'arte di Gorizia e laureato in architettura all'università di Venezia, dal 1976 porta avanti una ricca attività espositiva in importanti contesti italiani e stranieri. Fuori dai nostri confini, le sue opere hanno riscosso successo in Francia (Grenoble, Antibes, Lille, Sabbles D’Olonne), In Canada (Quebec), in Cina (Shangai, Hong Kong) e in Spagna (Barcellona, Málaga).